mercoledì 8 giugno 2016

CIAO CIELO, UNA LEZIONE DI TRADUZIONE POETICA


Dianne White, Ciao Cielo, illustrazioni di Beth Krommers,

traduzione poetica di Bruno Tognolini,

Editrice il Castoro, Milano, 2016
(pp. 48 - € 13,50)


Dianne White vive in Arizona con il marito e i tre figli. È stata a lungo insegnante, il che le ha permesso di riscoprire il piacere della poesia per i bambini. Ciao Cielo è il suo primo albo illustrato.
Beth Krommes nel 2009 ha vinto la Caldecott Medal, per aver illustrato l’albo The house in the night di Susan Marie Swanson. Vive in Inghilterra con il marito e le due figlie.
Bruno Tognolini autore di romanzi, racconti e poesie per bambini è uno dei più importanti e stimati autori italiani di letteratura per l'infanzia. Nel 2007 ha vinto il Premio Andersen come miglior autore.


Si terrà oggi pomeriggio, alle ore 18.00, presso il Laboratorio Formentini di Milano, l'incontro con Bruno Tognolini, "Tradurre in versi. Appunti sulla traduzione poetica di un albo illustrato per bambini", in occasione del quale l'autore racconterà la sua singolare esperienza di traduttore in versi del libro Ciao Cielo, dall’inglese all’italiano, passando attraverso le illustrazioni.



Si trattava di mettere in versi italiani un libro di irrimediabile incanto

Bruno Tognolini





Ciao Cielo ha fatto la sua apparizione nelle librerie qualche mese fa.
Uscito in occasione della Fiera di Bologna, inoltre, è già stato oggetto di molte attenzioni da parte degli operatori del settore e dei lettori.

La mia idea è che parlarne oggi, alla luce di questo incontro dedicato alla sua traduzione, dia la possibilità di mostrare un altro lato che questo libro ha il merito di proporre: quello del valore di chi riesce a trasporre una lingua in un'altra cogliendone le sfumature e le sfocature, i doppi sensi, i risvolti semantici, le allegorie, metafore e allusioni, del testo originale. Una rarità, insomma. Ancor più vero, quando di tratta di poesia.

Argomento, questo, che si fa oltremodo spinoso e urgente negli ultimi tempi, perché - e mi limito al settore della lettura per ragazzi - capita sempre più spesso di imbattersi in traduzioni se si è fortunati approssimative, decisamente brutte, più spesso imbarazzanti.
Un trend, si direbbe, che va di pari passo con una considerazione della scrittura del libro per l'infanzia che si fa ogni anno più esile in favore delle immagini.

Per quanto sosteniamo con convinzione che scrivere per bambini sia un'operazione complessa che richiede talento e attenzioni straordinari, nei fatti si sta rivelando con altrettanta disinvoltura il contrario. Non sarà un caso che, negli ultimi anni, anche la poesia, genere che difficilmente si può improvvisare, abbia accusato una forte battuta d'arresto di fronte a un non precisato afflato poetico che, preso il suo posto, non incontra più l'interesse e il sentire del lettore. Anche e soprattutto bambino.

Bruno Tognolini è autore che sa scrivere in prosa, in rima e tradurre, fosse solo per questo vale la pena di andarlo ad ascoltare, nel pomeriggio, al Laboratorio Formentini di Milano.

E Ciao Cielo è un libro di poesia, per parole e immagini, per pensieri e visioni, per aver colto con così tanta precisione quei giorni indicibili dell'infanzia che tanto si somigliano nelle pagine della storia della vita di tutti noi, quelli dominati dalla forza incontrastata della natura.


In una bellissima giornata di sole, una bambina sta saltando la corda mentre la mamma stende il bucato. All’improvviso, ecco arrivare un vento freddo e nuvoloni neri: è l’inizio di un temporale. Tuoni, fulmini, pioggia forte: sembra non voler finire mai. Ma poi, tutto passa e ritorna il sereno; i primi timidi raggi di sole spuntano da dietro le nuvole, illuminando e riscaldando tutto. La giornata volge al termine, il sole tramonta, lasciando posto al cielo notturno in un tripudio di stelle scintillanti.


Dianne White, Ciao Cieloillustrazioni di Beth Krommers,

traduzione poetica di Bruno Tognolini,

Editrice il CastoroMilano, 2016

Dianne White, Ciao Cieloillustrazioni di Beth Krommers,

traduzione poetica di Bruno Tognolini,

Editrice il CastoroMilano, 2016


Si direbbe il più semplice dei plot, leggendo la sinossi, questo specchio dentro il quale è impossibile non vedersi in qualche modo riflessi. Il più semplice, se non fosse che autrice e illustratrice creano, in un sincronismo perfetto, quella poesia di cui scrivevo sopra, dove le parole e le figure si compenetrano, grazie a uno stile che sembra l'uno l'ideale prolungamento e completamento evocativo dell'altro.
L'autrice, infatti, scrive con un frasi precise quasi fossero didascalie per entrare nei quadri ad acquerello e incisione che si aprono a ogni pagina. Quadri che, a loro volta, hanno bisogno di quelle parole per animarsi.


Dianne White, Ciao Cieloillustrazioni di Beth Krommers,

traduzione poetica di Bruno Tognolini,

Editrice il CastoroMilano, 2016

Dianne White, Ciao Cieloillustrazioni di Beth Krommers,

traduzione poetica di Bruno Tognolini,

Editrice il CastoroMilano, 2016


Bruno Tognolini è riuscito non solo a non spezzare questo incantesimo, ma a valorizzarlo ulteriormente grazie anche a un ritmo narrativo che ha saputo cogliere e riproporre in perfetta consonanza con i pensieri e le sensazioni che, nell'infanzia e direi anche nell'età adulta che lì ritorna, si provano in quelle indimenticabili giornate d'estate dove tutto viene scombussolato dall'arrivo del temporale.

Per darvi l'idea del lavoro fatto, di un lavoro sul testo fatto come si dovrebbe, vi metto qui alcuni pezzi tratti dal testo originale e, a confronto, la poesia di Tognolini:


Cotton clouds.
Morning light.
Nuvole al burro
Vento di velo

Blue on blue.
White on white.
Zucchero azzurro
Su bianco di cielo

Singing, swinging outdoor play.
Gioca nel giorno, salta su e giù

White on blue on sunny day.
Sole del mondo sul bianco e sul blu

Clouds swell.
Winds blow bolder.
Ma il tempo cambia
Nuvole arrivano

Weather changes.
Air grows colder.
Vento si arrabbia
Freddo da brivido

Gray on gray. Dark and glooming.
Grigio su grigio, monta nel cielo

Black on black. Storm is looming.
Un temporale più nero del nero

Thunder!
Lightning!
Raging, roaring.
Giù tuoni!
Giù lampi!
Giù cose tremende!

Rain on rain on rain is pouring.
Giù pioggia su pioggia
Su pioggia che scende

Streaming, gushing,
Racing, rushing.
Che scroscia e ruscella
Che scivola e sciacqua

Rain on rain on rain.
Giù acqua, giù acqua, giù acqua!


La lingua di Tognolini, come vedete, rende conto di tutto, dei rumori, delle onomatopee bisognerebbe dire, degli umori, sembra di vivere dentro quella giornata, di vedere il mutare del cielo, di sentire l'aria che si fa più spessa a ogni respiro, dell'impeto della natura che tutto sovverte, le emozioni che prendono il sopravvento, con quell'inconfondibile profumo di polvere a fare da sottofondo alla scena e ai gesti.



Dianne White, Ciao Cieloillustrazioni di Beth Krommers,

traduzione poetica di Bruno Tognolini,

Editrice il CastoroMilano, 2016

Dianne White, Ciao Cieloillustrazioni di Beth Krommers,

traduzione poetica di Bruno Tognolini,

Editrice il CastoroMilano, 2016


Rende conto, Ciao Cielo, insieme, delle sensazioni che si sovrappongo con l'avanzare del tempo e del temporale, della catarsi promessa dal ritorno di un timido raggio di sole.
Della quiete dopo la tempesta che, dopo aver rigenerato, impone nuovo ordine.

Difficile dimenticarsi di un libro così.



Dianne White, Ciao Cieloillustrazioni di Beth Krommers,

traduzione poetica di Bruno Tognolini,

Editrice il CastoroMilano, 2016

giovedì 26 maggio 2016

IN PRINCIPIO E ALL'INIZIO


Luisa Mattia, Prima di me
illustrato da Mook,
Topipittori, Milano, 2016
(pp. 32, € 16,00)
Luisa Mattia è nata a Roma, dove continua a vivere felicemente. Dopo aver lavorato per molti anni nella scuola, si è dedicata alla letteratura per ragazzi e ha pubblicato numerosi romanzi. Fra i suoi maggiori successi editoriali, La scelta (Premio Pippi 2006), I jeans di Garibaldi, Ti chiami Lupo Gentile. È autrice di “Melevisione”, storico programma per bambini di RAI TRE, che scrive insieme ad altri cinque “compagni di penna”. Ha ideato e coordina un progetto di scrittura “con” i bambini della scuola primaria. Nel 2008 le è stato assegnato il Premio Andersen come “Miglior scrittore”.
Mook crea e produce oggetti con materiali di recupero, pezzi unici che nascono dalla raccolta e dall’assemblaggio di materiale “scaricato dal tempo”. Legni consumati dal mare, pezzi di vecchie porte o mobili e stoffe e parti metalliche di meccanismi che nessuno usava più… vengono ricomposti secondo le regole del riciclaggio artistico fino a realizzare sculture e oggetti d’uso. Mook nasce nel 2000 da un progetto di Carlo Nannetti e Francesca Crisafulli. Entrambi vivono e lavorano a Roma dove si sono diplomati, e oggi insegnano, presso l’Istituto Europeo di Design. La loro attività artistica spazia dalla scultura alla grafica d’arte, dall’illustrazione al design, fino alla realizzazione di laboratori per bambini sull’arte e il riciclaggio.




Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016
(pp. 32, formato 16x16 cm, € 8,00)
Silvia Vecchini, autrice di storie per i più piccoli, libri tattili, prime letture, libri che raccontano opere d'arte, romanzi e graphic novel. In questi ultimi anni si è concentrata sulla poesia dedicata ai bambini e ai ragazzi. Tra i sui ultimi libri: Black Hole, La mia invenzione, In mezzo alla fiaba e Poesie della notte, del giorno e di ogni cosa intorno.
Sualzo, autore e illustratore per diverse case editrici, ha progettato collane e illustrato storie dedicate ai più piccoli. Da anni pubblica alcune serie e fumetti per una rivista destinati a lettori in età prescolare ed è autore di graphic novel per bambini e ragazzi. Tra i suoi ultimi titoli: la serie a fumetti "Gaetano e Zolletta" con le parole di Silvia Vecchini (2014/2015) e Fermo (2013) con Bao Publishing e Fiato sospeso, Tunué (2011).
Insieme, Silvia e Sualzo, hanno tre figli, ciascuno dei quali ha insegnato loro parole nuove, baci, carezze, giochi e rime che prima non conoscevano.




Prima.

È questa la parola.

Prima e niente.
Un'altra parola.
C'era il niente
prima di me?


Non so se il primo pensiero di Luisa Mattia, nel mettere mano a Prima di me, sia andato a quel "In principio era il Verbo..." del vangelo di Giovanni che tutti conosciamo, ma di tale pensiero ha colto, con evidenza, il rifarsi a una conoscenza eterna, all'indistinta e antecedente condizione che precede e unisce ogni essere umano e che chiamiamo, al fine interroghiamo dalla notte dei tempi, mistero. Indeterminatezza e mistero, prima di ogni ogni altra cosa, visione religiosa o filosofica e considerazione scientifica.


Ecco.
Prima di me non c'era niente.


I primi anni di vita sono pienamente immersi nel mistero, per la mancanza di un ricordo, di un racconto compiuto e condiviso di quel principio e per la continua scoperta del mondo che incalza il vivere quotidiano e che solo a fatica poi potrà darsi in modo così stupefacente come all'inizio di tutto quello che verrà.

Lo sono anche gli anni che seguono e, a dire il vero, lo è tutta la vita immersa nel mistero condotta, per molti, alla ricerca di una sua decifrazione, di un posto confortevole al suo interno e di una condizione di pacificazione delle due cose. 
L'esistenza dell'arte, non meno della natura, è interessante e profondamente rivelatrice in questo senso. I libri, già i primi libri, ne sono il viatico fondamentale.


E invece no. 
Prima di me c’erano tutti.
[...]


C'erano tutti e c'era molto di ogni cosa, prima di noi, scrive Luisa Mattia. E i bambini vogliono sapere da dove vengono, con timore pari alla curiosità e alla perseveranza, con quel domandare in prima persona che qui l'autrice ha scelto come voce narrante.



Luisa Mattia, Prima di me
illustrato da Mook,
Topipittori, Milano, 2016




«Attraverso la voce nitida di un bambino, Luisa Mattia ci conduce ad ascoltare il suono di una vita al suo esordio. Un rincorrersi di scoperte, intuizioni, estasi, domande di fronte alla grandezza del Creato. Un cosmo in movimento che si dispiega davanti alla nuova creatura insegnandole a essere, a pensarsi parte di esso, fatta delle sue materie: acqua, vento, luce, tempeste, fuochi.»


Luisa Mattia, Prima di me
illustrato da Mook,
Topipittori, Milano, 2016

Luisa Mattia, Prima di me
illustrato da Mook,
Topipittori, Milano, 2016

Luisa Mattia, Prima di me
illustrato da Mook,
Topipittori, Milano, 2016


Parte di un tutto, ecco come dice di sentirsi quell'essenza di bambino, elemento primo e ultimo della creazione, del cosmo, in perfetta solitudine e piena relazione, unica chiave concessa all'essere umano per disporsi a penetrare il mistero.


Luisa Mattia, Prima di me
illustrato da Mook,
Topipittori, Milano, 2016


C'è stupore, che aprirà nel suo concretizzarsi alla meraviglia, c'è il sentire delle emozioni, e l'interrogarsi che condurrà alla conoscenza, c'è l'attesa e già quasi la nostalgia, nei pensieri di quell'essenza di bambino. L'essere unico, ma non da solo, libero, ma in mezzo ad altro e tra gli altri. C'è tutto il possibile, in lui o lei che poi sarà, perché supremamente ancora non si identifica con niente, il sostanziale informe raffigurato, quasi fossero i segni ritrovati di una casa antesignana delle Grotte di Lascaux, perfettamente da Mooka. C'è il vivere perfetta armonia, raccontato in queste pagine, che gli adulti in attesa dovrebbero preservare e custodire: quello di una bambino o di una bambina nel cuore del cosmo che aspettano solo di essere chiamati per poter realizzare se stessi a casa, nel cuore del mondo.


Adesso.
È questa la parola.
Io so. Io sono.
Mi hanno dato un nome.



Quando ho letto Prima di Me, uno dei pensieri spontanei è andato a un altro racconto, quello di Finalmente qui, il libro di Silvia Vecchini e Sualzo, da qualche mese in libreria.
Silvia Vecchini, nel mio pensiero, pur in anticipo, si faceva carico di quell'ultima parola scelta da Luisa Mattia: adesso, adesso che ho un nome. Adesso che "io sono io", mi verrebbe da dire.

La voce narrante qui è quella della mamma, cambia il tempo e lo sguardo, il protagonista del racconto di Luisa Mattia ora può riposarsi, ascoltare in silenzio, conoscere la dimensione della cura e dell'amore, indispensabili al fine di raccogliere le forze per crescere. È arrivato a casa, e ci rimarrà per il tempo necessario.


Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016
Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016














































L'essenza prende forma nella relazione, quella prima, dove nasce una famiglia. 
La parola si fa accoglienza, poesia di un'attesa esaudita e compiuta, quella rivelata da una mamma e un papà nell'intima condivisione degli attimi della scoperta e della crescita. 
Si fa cura, la parola, e fa sentire al sicuro, protetti, visti, unici proprietari di quel nome dato.
Per questo è importante sussurrarla, devono aver pensato Silvia Vecchini e l'editore, guardandosi negli occhi, trovando un'intesa, una nuova lingua che sia prima di tutto autentica, tanto da poter essere cantata, dondolata, nutrita, nascosta, giocata, pronta a scandire gli attimi irripetibili del primo anno di venuta al mondo. Per questo è importante entrarci dentro con tutti se stessi, deve aver pensato Sualzo nel dare vita a illustrazioni che, come uno zoom, ingrandiscono o rimpiccioliscono ciò che in questo dialogo ininterrotto conta davvero, secondo il punto di vista, e lo sguardo, secondo la scelta dello stile e dell'uso della tavola cromatica, del nuovo nato.


Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016

Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016










È un piccolo, prezioso, lavoro di dedizione, quello messo in pagina in Finalmente qui, di un tempo sottratto alle corse, alla fretta, alle preoccupazioni, al demandare a quando sarà troppo, troppo, tardi. È un piccolo libro per concedersi di imparare, meglio, di provare a non aver paura a mettersi in gioco alla pari, e di lasciarsi andare a una conoscenza di se stessi e dell'altro, il proprio figlio o la propria figlia, ma lo stesso potrebbe dirsi per qualsiasi adulto a cui venga affidato un bambino.


Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016

Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016

Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016

Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016



Quando arriva un bambino, una delle prime cose a cui si pensa, dico semplicemente, è fare spazio; trovare uno spazio adeguato e dedicato è una delle azioni che più conferisce senso e significato all'attesa, che segna tangibilmente un prima e un dopo. Fare spazio non è solo un gesto materiale, ma qualcosa di profondamente interiore: trovare uno spazio dentro se stessi dilatabile, in altezza e nel tempo, che possa accogliere repentini cambi di dimensioni, bisogni di espandersi e paure che fanno rimpicciolire, passi dispari in direzioni incerte. Pensieri stratificati, ingombrati e così lievi da svanire sotto gli occhi, se non si fa attenzione a trattenerli.
Uno spazio luminoso che non risenta delle nuvole nere di passaggio capace al contempo di diffondere una luce soffusa, quando il desiderio di vivere nascosto prende il sopravvento.

In fondo, non è sempre così quando arriva nella nostra vita qualcuno che chiede e dona amore?


Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016

Silvia Vecchini, Finalmente qui,
illustrato da Sualzo,
Bacchilega Editore, Imola, 2016















INFO
Sarà dedicata a Prima di me la bella mostra che verrà inaugurata nello Spazio Fontana del Palazzo delle Esposizioni di Roma sabato 28 maggio alle 18.30. L'inaugurazione sarà preceduta, alle 17.00, da un laboratorio per i bambini (un'anticipazione qui, sul blog dei Topipittori).



Silvia Vecchini e Sualzo, invece, saranno la madrina e il padrino della terza edizione di "SEMI e PAROLE. Una giornata per la poesia" ideata e organizzata dalla libreria Radice-Labirinto e che si terrà a Carpi il 27 e il 28 maggio (come vedete, era prevista anche la giornata del 29, annullata per previsioni meteo di un tempo funesto).

Info e programma completo: qui.






In particolare:

Sabato 28 maggio
- Dalle ore 10 alle 18 – A Casa Radice, Via Traversa S.Giorgio, 22
Scrivere la poesia
Un’officina poetica condotta da Silvia Vecchini, poetessa e scrittrice per ragazzi. 
Un laboratorio poetico per immergersi nella scrittura, dare ascolto alla voce propria, 
degli  altri, del  giardino attraverso letture, stimoli, esperimenti, apriscatole e chiavi segrete. Un tempo prezioso per  scoprire, ritrovare, curare, cambiare le parole che germogliano  dentro.
Alle ore 13 un rinfresco poetico offerto dalla libreria.
IMPORTANTE: su prenotazione, massimo 15 partecipanti, euro 40 a persona.

lunedì 25 aprile 2016

LIBERIAMOCI DELLA NOSTRA VILTÀ

Non sono ingiusto, ma nemmeno audace. 
Quando oggi il loro mondo mi han mostrato 
ho visto solo il dito insanguinato 
e ho detto prontamente che mi piace


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,
Orecchio acerbo/Else Edizioni, Roma, 2016
(pp. 32, in serigrafia, tiratura limitata 500 copie, € 25.00)


Riassumere in poche parole la biografia di Bertolt Brecht, uno dei drammaturghi e poeti lirici in lingua tedesca più influenti del XX secolo, non è impresa semplice. È stato un anticonformista e radicale fin dall’infanzia. Più tardi sempre anticonformista, ma provocatore e innovatore. I suoi primi poemi, pubblicati quando aveva appena sedici anni, erano poemi pornografici con vagabondi e prostitute come protagonisti. Promosse il “teatro epico” che segnò la rottura con il realismo tradizionale. Nella sua opera la letteratura e la politica sono state indissolubili. Proibite le sue opere e perseguitato dal nazismo, fuggì in esilio nel 1933. Visse inizialmente in Danimarca, Svezia e Finlandia e, a partire del 1941, negli Stati Uniti, dove i suoi copioni furono rifiutati dai grandi produttori di Hollywood. Osteggiato dal Comitato per le Attività Antiamericane fuggì in Svizzera con l’intenzione poi di rientrare in Germania. Stabilitosi definitivamente a Berlino Est, fondò insieme alla sua seconda moglie, l’attrice Helene Weigel, la compagnia di teatro "Berliner Ensamble". Le poesie che scrisse, come questa Ballata di chi approva questo mondo, condensano le sue denunce e accuse ed esprimono il suo carattere radicale, provocatore e rivoluzionario. È infatti soprattutto nelle Poesie Politiche che Brecht trasforma ogni verso in strumento di lotta e di persuasione, al servizio di una società libera e democratica.

Henning Wagenbreth di riconoscimenti come illustratore ne ha ricevuti moltissimi, ma quello per Mond und Morgenstern è davvero particolare. È stato infatti insignito del titolo “Il libro più bello del mondo”. Le sue opere, immediate e di grande impatto, ricordano i graffiti incisi sul muro di Berlino. Tra i più interessanti e originali illustratori europei, ha fatto scuola. Anche letteralmente. Insegna infatti Visual Communication presso la prestigiosa “Universität der Künste” di Berlino. Nel catalogo di Orecchio acerbo le illustrazioni per l'antologia 1989. Dieci storie per attraversare i muri (2009) e Il pirata e il farmacista (2013). 


Da quel momento volli consentire:meglio un vigliacco che un uomo morto. 
E alle loro mani per sfuggire 
approvai ogni possibile torto


Sono passati appena quattro anni dal successo de L'opera da tre soldi (andata in scena il 31 agosto del 1928), quando Bertolt Brecht decide di scrivere questo poema. 
Nel 1933, anno nero della Repubblica di Weimer, Adolf Hitler - dopo 14 anni di militanza in un piccolo partito che si caratterizzava per la forte ideologia antisemita e che sotto la sua guida prenderà il nome di "Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori", il "NSDAP" - viene nominato Cancelliere del Reich. Hitler pone fine, in brevissimo tempo, alla democrazia parlamentare e alla morte del Presidente Paul von Hindenburg (1934), assume in sé le cariche di Capo dello Stato e del Governo sotto il titolo di Führer und Reichskanzler, dando vita a quello che il mondo ricorderà per sempre come Terzo Reich (1933/1945).

È necessario compiere un piccolo passo indietro, per conoscere alcune minime circostanze in cui nasce il poema in questione. 
Alle ultime elezioni tedesche libere, appunto quelle del 1933, il partito di Hitler ottenne il 43% di voti e cinque anni più tardi la stragrande maggioranza dei tedeschi appoggiava Hitler, o almeno lo tollerava, anche se non sempre con grande entusiasmo: "Avrà molti difetti, ma almeno ci ha riportato il lavoro e l'orgoglio di essere tedeschi", pensano in molti.

Nasce sul limitare di questo episodio, nel dilagare di un ampio consenso al partito nazionalista, la Ballade von der Billigung del Welt
È bene ricordarselo e fissare nella memoria questo drammatico momento storico che ancora oggi coinvolge i ricordi delle nostre famiglie e mai potrà lenire le tragiche ferite, o le coscienze, delle persone che lo hanno vissuto. 
Metterlo a fuoco, significa, in questo caso, predisporsi a comprendere il valore dell'impegno di molti intellettuali e artisti; predisporsi ad ascoltare le voci che sono giunte fino a noi come un dialogo, intimo e mai interrotto, ancora limpido nella sua onesta crudezza, da uomo a uomo.


Bertolt Brecht (1898-1956) 


La scelta di ripubblicare un classico, da parte di un buon editore, non è mai casuale: se il tempo lo richiama, gli anniversari sono complici, ma non determinanti (Brecht è morto nel 1956 e questa versione della Ballata esce per prima per la spagnola Libros del Zorro Rojo nel 2014) è perché la sua eco ripetuta è giunta ancora una volta a nuova destinazione.

Se, come riporta l'editore in quarta di copertina, la Ballata che scrisse Brecht è da leggersi come "un lucido e ironico atto d'accusa contro il potere della borghesia e contro chi lo sostiene: politici, militari, imprenditori, giudici, polizia, medici, intellettuali", l'eco che ci arriva oggi, chiara e cristallina, non può lasciare nessuno di noi, nessuno di noi, indifferente.
Leggerlo nella giornata del 71° anniversario della liberazione d'Italia che ha consentito la costituzione della nostra Repubblica, chiede - dopo le commemorazioni, i dovuti riconoscimenti, il riappropriarsi della memoria, i dolori personali e l'assumersi delle responsabilità per le scelte del futuro - di fermarci a riflettere davanti allo specchio della nostra manifesta inadeguatezza verso noi stessi, l'altro, il mondo che ci accoglie e che dovremo consegnare a chi verrà dopo di noi.

Senza giri di parole, nel suo poema, Brecht ci chiama a confronto con il lato oscuro del nostro quotidiano, con le ipocrisie, le nostre piccole miserie dovute alla paura di esporci nei confronti del male e dell'ingiusto che, taciti e inermi, troppo spesso e per paura di ritorsioni, non sappiamo come fronteggiare. Si chiama viltà, questa cosa, questo ingombro che non vorremmo nostro, di cui spesso ci vergogniamo e per questo riconosciamo negli altri, che ci troviamo ogni giorno chiamati a vincere.


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,


Io vile? Dolorosamente, sì. 
Fosse solo per questo, per quel senso di rifiuto della realtà delle cose che ci mostra, questo libro ci è urgentemente necessario.
E lo si capisce già dal titolo, dall'inizio, durante e fino all'ultima pagina del libro.
Perché se oggi assomiglia ancora a quel lontano 1932, in quell'oggi ci sono anch'io.
Ma più tragico ancora, ci siamo noi, monadi impazzite in cerca di un'identità comune capace di dire ancora di no, di fare "fronte", di farsi carico delle responsabilità di quell'uomo che ha ambito, con non poca superbia, a essere riconosciuto come sapiens, il che suppone che sappia almeno discernere in base all'esercizio del libero arbitrio.


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,


Essere all'altezza delle definizioni costa.
E non è più un problema di tutelare storia e memoria, azione così dovuta e riconoscenza così vera da darsi quasi per scontate, è un problema di esserne all'altezza, di smettere di celebrare a parole, di lamentarsi, indignarsi, e farsi carico delle azioni. Smettere di godere di benefici passati, di delegare con un clic, di sentirsi a posto perché "chi sono io per poter cambiare il corso delle cose?".

Esercitiamo noi stessi, verrebbe da dire, alleniamo la nostra mente, la nostra coscienza, a farsi pronte azioni. Alleniamo la riflessione a essere servile al pronto intervento, a denunciare le ingiustizie, anche quelle che ci sembrano marginali, non è una questione di misura o di irrilevanza nell'esercizio di quel male che ci vede osservatori: o c'è o non c'è e chiunque colpisca, colpisce quel sapiens che abbiamo scelto come cielo comune.

Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,
Orecchio acerbo/Else Edizioni, Roma, 2016


Alleniamoci, dunque e con fatica, a essere le parole che gli altri non possono pronunciare, quelle braccia che non hanno più la forza di alzarsi, il pane che non riescono a mangiare, il passo che non riesce ad avanzare, il diritto che non credono più di meritare. Esercitiamoci a sollevare i pesi della nostra e, insieme, della loro dignità.

Confidiamo nelle nostra paure, sapendo che sono comuni, che dietro a ciò che esibiamo di noi stessi c'è un mondo di confusione e di incertezza e spavento.
Ripartiamo da lì, non si dà armonia senza caos.
Se non riusciamo a rivelarci a noi stessi come potremo aiutare qualcun altro, fino a non so... dico i nostri bambini?... a rivelarsi.


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,
Orecchio acerbo/Else Edizioni, Roma, 2016


Non verrà più nessuno a salvarci, se non saremo noi i primi a farlo. 
Ora è il nostro turno. Vorremmo poter delegare, non è più possibile.
Qualcuno primo di noi è riuscito ad avere coraggio, qualcuno al nostro fianco, vicino o lontano che sia, ne fa pratica di vita e di sopravvivenza ogni santo giorno.
Celebriamo sì, oggi, domani, sempre... ma cerchiamo di imitare queste persone, consapevoli che ciascuna delle nostre azioni, nel bene e nel male, ricade più di quello che possiamo pensare sulla vita e la dignità di un altro essere umano che, al fine, è noi.
Lo dobbiamo a noi stessi e a chi è nato da meno tempo di noi e a chi verrà.
Lo dobbiamo a chi ci ha preceduto, che dire grazie implica un debito di riconoscenza che va onorato nel tempo.
Non c'è nessuno che si possa chiamare fuori ormai, tanto meno chi, a diverso titolo, con grande privilegio si occupa di bambini e ragazzi. 
E non perdiamo un minuto, che il tempo a disposizione non è infinito e non ci aspetteranno a lungo. Impareranno a loro spese, i bambini e i ragazzi, a fare senza di noi, troppo impegnati a cercare il riflesso degli altri in quello specchio senza trovare il coraggio di mostrarci per primi.

Questo libro, indispensabile, ce lo ricorda come poche altre opere d'arte.



Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,
Orecchio acerbo/Else Edizioni, Roma, 2016


INFO
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